In principio fu Williamsburg

Il nostro appartamento a Willamsburg, il quartiere più hipster di tutta NYC, fu il primo  che mio marito ed io decorammo insieme. Fino ad allora avevamo vissuto in corporate house, appartamenti non solo già ammobiliati, ma con tanto di stoviglie e biancheria, dove di solito si ritrovano gli expat a tempo determinato.
La mia idea iniziale pensando a come arredarlo era, come spesso mi accade, di affidarmi al total white minimal scandinavian look. Ma alla fine di scandinavo mi rimane sempre e solo l’ikea. 
La mia necessita di circondarmi di colori per tenermi alto il morale prende il sopravvento. Fu in questo appartamento che per la prima  volta mi innamorai del giallo. Mi piace pensare che la colpa o il merito di questa mia passione per il colore più solare di tutti sia da attribuire ai taxi che popolano questa citta.
 
Come potete notare alcuni elementi sono gli stessi che ancora oggi campeggiano nel nostro soggiorno: la pantry gialla e la lampada ad arco, per esempio.
In realtà credo di aver conservato tutto a parte le sedie, ma molte cose sono cambiate cosi tanto sotto i miei ferri che stenterete a riconoscerle quando ve le mostro! E ve le mostrerò ah se ve le mostrerò 😘👌

La citta’ dei sogni altrui

NYC non è mai stata la città dei miei sogni. Ricordo la prima volta che la visitai sentenziai con l’assurda solennità che mi contraddistingue: “Bella e bella, ma non ci vivrei Mai!”
E invece sono sei anni ormai e anche se non e stato un colpo di fulmine, alla fine abbiamo sviluppato un amore profondo, io e la melona mia, ma di quelli consapevoli e maturi, dove non si va in giro con due enormi fette di salame sugli occhi, dove si vedono anche i difetti oltre agli occhi chiari.

Per l’appunto ho preparato una lista dei pro e dei contro.

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Di New York odio

La puzza. Soprattutto a midtown, soprattutto d’estate, soprattutto intorno ai chioschi che vendono hot dog.
La povertà. perché per molte persone che vivono qui è come passare tra le vetrine addobbate e non poterci nemmeno mettere piede. La differenza tra chi sta bene e chi non ce la fa è stridente e dolorosa. Le persone senza una casa che vivono per strada sono una piaga che un paese che si vanta di essere la miglior democrazia al mondo non dovrebbe permettersi di avere.
La competitività. Quando ti alzi la mattina a Nyc devi cominciare a correre più della gazzella in Africa. Non devi però stare attento solo ai leoni che vogliono sbranarti, ma agli ominidi che vogliono farti le scarpe.
I fast food. Hamburg con più ormoni che carne, bibite gasate dalle dimensioni smisurate e salse create per fare male alla salute. L’obesità è diventato un problema dannatamente serio da queste parti.
Il costo della vita. Questa città è spudoratamente cara punto 🙂
La non integrazione. Ci sono quartieri malconci, tristi e interamente abitati da persone da afroamericani o sudamericani o di qualunque altro colore diverso dal bianco e poi quartieri lucenti, splendidi e interamente abitati solo da persone dalla pelle chiara.La strada per una vera e sincera integrazione è ancora lunga, nonostante Obama e soprattutto grazie a Trump.
La fauna, o parte della faunaGli scarafaggi che si materializzano in bagno, così senza preavviso, senza invito. Ospiti che definire indesiderati è un eufemismo.
E i topi che sono milioni di milioni e in continua evoluzione. Se ne contano tre pro capite per ogni abitante della grande mela. Qualcuno vuole i miei?
e poi ci sono i bed bugs che infestano le case e le zecche che ti tormentano nei boschi.

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Di New York amo

Le luci. Non solo quelle delle insegne sempre illuminate, ma soprattutto quelle del tramonto che la colorano, la trasformano e la rendono intimamente bella.
La passione. Sembra che tutti quelli che vivano a Nyc abbiano scelto di vivere a Nyc. Non ci sono capitatati per caso e hanno voglia di dimostrarlo.
La gente. Tanta, ovunque, diversa, stramba, ecclettica, normalissima, esausta e piena di energia.
Il cielo. Perché NYC sarà pure una metropoli caotica e inquinata, ma è anche una città di mare e il cielo questo non lo dimentica mai.
I quartieri. Sono, (boh?) forse più di 50 e in ognuno di questi piccoli pezzetti di cemento trovi tradizioni, usanze e profumi diversi. Attraversi la Cina la Corea, Israele, il Brasile e l’Italia e sei sempre e comunque a New York City.
Il senso civico. Quello che non è mio, né tuo né suo, non è di nessuno, ma è di tutti. Il rispetto per il bene comune è sacro, con le dovute eccezioni e questa cosa mi piace proprio tanto.
I parchi. Oltre a quel posto immenso, verdissimo che si chiama Central park, disseminati per la città ci sono tanti altri piccoli e grandi polmoni rigogliosi. Curatissimi e ben tenuti che soprattutto durante i fine settimana si riempiono di famiglie, innamorati e sorrisi.
Le parate. Un adagio dice che a Nyc una parata non si nega a nessuno. Ed è verissimo. Ce ne è una per San Patrizio, una per il Ringraziamento, una per Halloween, una per l’orgoglio domenicano, ecc. ecc.
Incredibile la quantità di gente che ci trovi e pure il numero dei poliziotti intenti a mantenere l’ordine.
I grattacieli. Mi piacciono tutti i tipi di palazzi,  a parte quei palazzoni orrendi lasciati in eredità dalla tristissima architettura anni settanta: mi piacciono le case con le scale antincendio fuori, con l’ingresso rialzato e i colori che trasformano una via qualunque in una strada speciale. Però i grattacieli sono maestosi, affascinanti e ingannatori.
“Dai ancora due passi, Arriviamo lì fino all’Empire, lo vedo, è li dietro”
E ti fai 6 chilometri a piedi
Il cinema. la città è un set cinematografico a cielo aperto. Il che non significa solo che ne puoi incontrare uno mentre stai andando alla fermata della metro, ma che ovunque ti giri,  ricordi, immagini e rivedi scene già viste, già incontrate.
Il Natale. Ma quello lo amo un po’ dappertutto.

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Alla fine i pro sono comunque più dei contro. Perché questa città ti seduce e conquista e finisce davvero che pensi: Once you have lived in New York and made it your home, no place else is good enough (John Steinbeck)