Apologia di Central Park

Ieri abbiamo fatto una lunga passeggiata a Central Park. Il tempo era nebbioso, brutto e pure antipatico, ma il parco risultava comunque bellissimo.

D6CEB209-C7CC-42F4-806E-8505DC0DCE53.jpeg

Ho pensato di dedicargli un intero post, perché se lo merita. Mi avete chiesto qual è la stagione migliore per visitarlo e io vi direi sempre, però  i colori dell’autunno rimango  inarrivabili.

C8025619-C541-4EF9-B1E3-7DFEE14E4A48.jpeg

Il parco è nato prima che si pensasse all’importanza di un polmone verde al centro della città,  l’idea che lo ha ispirato è che ognuno avesse diritto ad un “giardino” dove rilassarsi.  E a Central park incontri davvero chiunque.
186524DC-8097-4638-AB2A-9ADA97016F1E.jpeg
I turisti certo, tanti, ma non solo. Ci sono gli anziani, le carrozzine, i bimbi che corrono e gli adulti che lo fanno spingendo il passeggino. Ci sono quei poveri cavalli che tirano le carrozze che forse per vendicarsi puzzano più dei chioschetti degli hot dogs. Ci sono gli atleti più o meno improvvisati, gli skaters, i musicisti e gli innamorati. Una volta ho assistito ad una proposta di matrimonio tra i remi delle barchette. Estremamente romantica.
8C9933C5-0D33-4A0D-B8FB-A69D52377651.jpeg
A Central park ci sono i chioschi, i laghi, gli uccelli e gli scoiattoli. E lo zoo.
 003E6085-0941-4E67-B229-39006AAC3B1B.jpeg
Ci sono 3 chilometri e mezzo di verde, circondati da grattaceli, uffici e appartamenti.
 F254B05F-C6D3-4D89-80D7-57D68566C831.jpeg
Ci sono luoghi affollati e chiassosi e silenzi inimmaginabili.
3B67C818-6BB0-43CE-9399-3B63D67893B2
Central park è tutto il bello di questa città e qualcosa di più.
Advertisements

Casa mia

2E104BBF-EEF9-48B5-8F7F-7EB676B018A8.jpegHo comprato il mio appartamento in Italia che conoscevo il siciliano atipico da poco, non eravamo pronti ad investire nella nostra storia figuriamoci in una casa insieme.  L’ho potuto acquistare grazie all’aiuto dei miei genitori che si volevano sbarazzare di me che volevano darmi una mano a maturare 😊. La casa in questione era tutta da ristrutturare e poiché condivide il cortile interno con quella di mia nonna, durante i lavori, che sono durati mesi e mesi e non finivano mai, io ho dormito nella sua taverna. Che da lì in poi ha preso il nome di tugurio. Vi dico solo che dovevo uscire fuori per andare in bagno. È stata un’esperienza formante, diciamo così.

Ho fatto pochissime cose con le mie mani in quell’appartamento perché non avevo per nulla fiducia nelle mie capacità, ho però disegnato e progettato ogni piccolo particolare. Mi dispiace non avere qui con me il fantomatico faldone blu, perché mi sarebbe piaciuto mostrarvi tutta la cura e  l’attenzione con cui ho scelto ogni dettaglio. Fino a che ho finito i soldi. Letteralmente. C’erano ancora molte cose da fare, ma ho dovuto sospendere con l’idea di ricominciare quando le finanze me lo avrebbero permesso.

D41B4517-2065-4CF8-934C-2FC2B169201F.jpegE invece dopo pochi mesi che mi ero trasferita finalmente nella mia casina, è arrivata la decsione di trasferirci negli USA. E il matrimonio da organizzare…

A quel punto la casa si è fermata come in un limbo, non ci sembrava avesse senso investire in un appartamento in cui passiamo solo qualche mese all’anno. Fino alla scorsa estate quando in valigia mi sono infilata di tutto di più, questa volta molto più fiduciosa nel potere delle mie mani. Più motivata che mai, ho attaccato lampadari, sistemato cassetti, dipinto muri, attaccato carta da parati e soprattutto decongelato il mio regalo di compleanno, più natale e chi più ne ha più ne metta. Con mia grande gioia ho fatto è  il mio primo ordine a Maison du monde.16D5D894-AD69-47AE-81E9-0609EFD5C571.jpeg

Quando i ragazzi della delivery mi hanno consegnato tutti gli scatoloni che vedete nella fotografia, uno di loro mi ha detto: “di solio ci sono 3 giorni di tempo per controllare tutta la merce, ma se vuoi ti metto una deroga perché credo che a te servirà di più anche solo per aprire le scatole”

Ahhh quel caro il ragazzo! Non sapeva con chi avesse a che fare. Ho mandato Ace dai suoi cugini e ho cominciato a montare mobili come se non ci fosse un domani. Ho lavorato 12 ore di fila e quando ho finito tutto piangevo un po’ per la stanchezza e un po’ per la gioia. Perché in quell’appartamento io ci andavo da bambina. Era disabitato, e io già da allora mi immaginavo come lo avrei modificato. Chiudevo gli occhi e vedevo letti, armadi e divani. Credo che già da allora sapessi che sarebbe diventata la mia casa.

883B92FE-888C-4771-BF67-FA843AD5FC04.jpeg

Ed è così. Sopratutto quella sera. Quest’estate, se riesco a tornarci ve la racconterò per filo e per segno, per ora, se vi va, ditemi come vi sembra guardando queste poche foto. Ha uno stile molto diverso dalla casa americana? Quale mi assomiglia di più? Sono curiosissima di sapre

La citta’ dei sogni altrui

NYC non è mai stata la città dei miei sogni. Ricordo la prima volta che la visitai sentenziai con l’assurda solennità che mi contraddistingue: “Bella e bella, ma non ci vivrei Mai!”
E invece sono sei anni ormai e anche se non e stato un colpo di fulmine, alla fine abbiamo sviluppato un amore profondo, io e la melona mia, ma di quelli consapevoli e maturi, dove non si va in giro con due enormi fette di salame sugli occhi, dove si vedono anche i difetti oltre agli occhi chiari.

Per l’appunto ho preparato una lista dei pro e dei contro.

40A03DB8-1EAE-42F2-8A06-1971C6BD8A31
Di New York odio

La puzza. Soprattutto a midtown, soprattutto d’estate, soprattutto intorno ai chioschi che vendono hot dog.
La povertà. perché per molte persone che vivono qui è come passare tra le vetrine addobbate e non poterci nemmeno mettere piede. La differenza tra chi sta bene e chi non ce la fa è stridente e dolorosa. Le persone senza una casa che vivono per strada sono una piaga che un paese che si vanta di essere la miglior democrazia al mondo non dovrebbe permettersi di avere.
La competitività. Quando ti alzi la mattina a Nyc devi cominciare a correre più della gazzella in Africa. Non devi però stare attento solo ai leoni che vogliono sbranarti, ma agli ominidi che vogliono farti le scarpe.
I fast food. Hamburg con più ormoni che carne, bibite gasate dalle dimensioni smisurate e salse create per fare male alla salute. L’obesità è diventato un problema dannatamente serio da queste parti.
Il costo della vita. Questa città è spudoratamente cara punto 🙂
La non integrazione. Ci sono quartieri malconci, tristi e interamente abitati da persone da afroamericani o sudamericani o di qualunque altro colore diverso dal bianco e poi quartieri lucenti, splendidi e interamente abitati solo da persone dalla pelle chiara.La strada per una vera e sincera integrazione è ancora lunga, nonostante Obama e soprattutto grazie a Trump.
La fauna, o parte della faunaGli scarafaggi che si materializzano in bagno, così senza preavviso, senza invito. Ospiti che definire indesiderati è un eufemismo.
E i topi che sono milioni di milioni e in continua evoluzione. Se ne contano tre pro capite per ogni abitante della grande mela. Qualcuno vuole i miei?
e poi ci sono i bed bugs che infestano le case e le zecche che ti tormentano nei boschi.

13221501_1014708598607632_8994005871086748516_n

Di New York amo

Le luci. Non solo quelle delle insegne sempre illuminate, ma soprattutto quelle del tramonto che la colorano, la trasformano e la rendono intimamente bella.
La passione. Sembra che tutti quelli che vivano a Nyc abbiano scelto di vivere a Nyc. Non ci sono capitatati per caso e hanno voglia di dimostrarlo.
La gente. Tanta, ovunque, diversa, stramba, ecclettica, normalissima, esausta e piena di energia.
Il cielo. Perché NYC sarà pure una metropoli caotica e inquinata, ma è anche una città di mare e il cielo questo non lo dimentica mai.
I quartieri. Sono, (boh?) forse più di 50 e in ognuno di questi piccoli pezzetti di cemento trovi tradizioni, usanze e profumi diversi. Attraversi la Cina la Corea, Israele, il Brasile e l’Italia e sei sempre e comunque a New York City.
Il senso civico. Quello che non è mio, né tuo né suo, non è di nessuno, ma è di tutti. Il rispetto per il bene comune è sacro, con le dovute eccezioni e questa cosa mi piace proprio tanto.
I parchi. Oltre a quel posto immenso, verdissimo che si chiama Central park, disseminati per la città ci sono tanti altri piccoli e grandi polmoni rigogliosi. Curatissimi e ben tenuti che soprattutto durante i fine settimana si riempiono di famiglie, innamorati e sorrisi.
Le parate. Un adagio dice che a Nyc una parata non si nega a nessuno. Ed è verissimo. Ce ne è una per San Patrizio, una per il Ringraziamento, una per Halloween, una per l’orgoglio domenicano, ecc. ecc.
Incredibile la quantità di gente che ci trovi e pure il numero dei poliziotti intenti a mantenere l’ordine.
I grattacieli. Mi piacciono tutti i tipi di palazzi,  a parte quei palazzoni orrendi lasciati in eredità dalla tristissima architettura anni settanta: mi piacciono le case con le scale antincendio fuori, con l’ingresso rialzato e i colori che trasformano una via qualunque in una strada speciale. Però i grattacieli sono maestosi, affascinanti e ingannatori.
“Dai ancora due passi, Arriviamo lì fino all’Empire, lo vedo, è li dietro”
E ti fai 6 chilometri a piedi
Il cinema. la città è un set cinematografico a cielo aperto. Il che non significa solo che ne puoi incontrare uno mentre stai andando alla fermata della metro, ma che ovunque ti giri,  ricordi, immagini e rivedi scene già viste, già incontrate.
Il Natale. Ma quello lo amo un po’ dappertutto.

BEF62C49-FF5E-4304-92DD-08ACCD4AECAE

Alla fine i pro sono comunque più dei contro. Perché questa città ti seduce e conquista e finisce davvero che pensi: Once you have lived in New York and made it your home, no place else is good enough (John Steinbeck)

Filastrocca conFusa

Sono nata in casa quando ancora era un tabù

infatti ho smesso di respirare e sono diventata blu

ma da subito si è capito che non sono facile alla resa

e qualche rivincita con la vita me la sono pure  presa

vi risparmio gli anni di scuola fino all’università

ero un brutto anatroccolo senza nessuna popolarità

mi sono trasferita a Milano per studiare filosofia

e sembrava proprio avessi trovato la giusta via

invece dopo la laurea ho dovuto cambiare rotta

e andare in ufficio ogni giorno era un gran lotta

ma poi è arrivato colui che si dichiara un siciliano

anche se, vi confesso, sul fuoco non ci metterei la mano

e  per stare con lui senza sosta ho cominciato a viaggiare

ci siamo amati molto senza mai riuscire a smettere di litigare

no, mi correggo, ci siamo fermati nei momenti più brutti

stringendoci forte ne siamo usciti dolenti, ma non distrutti

e insieme abbiamo raggiunto il nostro sogno più grande

che ha un nome un cognome e un milione di domande

noi lo chiamo Ace ma non pensate sia di frutta un succo

e così bello, buono e dolce che ogni giorno mi lascia di stucco

adesso la nostra piccola folle famiglia un po’ americana

sta mettendo su casa dall’atmosfera decisamente italiana

che viviamo a New York city ancora non vi ho detto

spero che seguire la nostra storia sia per voi un diletto!